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la_locanda_dei_tre_sassi_tour_copertina_001 Tour lungo la Costa dei Trabocchi Il Green Tour prevede 1/2 giornata trascorsa in bici sulla Costa dei Trabocchi, con ritrovo e partenza dal nostro ristorante a Vallevò. Il percorso si snoderà attraverso la Costa dei Trabocchi fino al lungomare di Fossacesia per poi salire verso la collina prospicente dove sorge l’Abbazia di San Giovanni in Venere, uno dei più bei gioielli dell’architettura Romanica in Abruzzo. L’antica struttura benedettina oggi mantenuta dai padri passionisti, riesce a comunicarti l’importanza storica del luogo: una sosta magica in un percorso unico. Al termine si riscenderà a valle e sulla costa si farà ritorno verso la Locanda dei Tre Sassi dove all’arrivo i partecipanti saranno accolti sul grande terrazzo della struttura, con una vista mozzafiato, tra degustazione e piatti tipici delle zone appena visitate in bici. Saranno cucinate pietanze a base di pesce. Il Blu Tour prevede una giornata trascorsa in barca “Pesca Turismo” sulla Costa dei Trabocchi, con ritrovo e partenza dal nostro ristorante a Vallevò. Il percorso toccherà le più belle antiche macchine da pesca lenta che la costa abruzzese oggi può offrire a bordo di un peschereccio costruito e attrezzato esclusivamente per ospitare fino a 15 persone per ogni uscita. Tutti i giorni con tempo buono e mare gradevole la gita sarà servita tra spuntini e brindisi di benvenuto, calate a mare con reti elicoidali e poco impattanti per la riproduzione ittica, pranzo a bordo con il pescato con piatti tipici della cultura marinara locale. Al termine si rientrerà verso la Locanda dei Tre Sassi dove sul grande terrazzo della struttura, con una vista mozzafiato, tra degustazione e piatti tipici delle zone appena visitate in barca. Saranno cucinate pietanze a base di pesce. la_locanda_dei_tre_sassi_tour_002la_locanda_dei_tre_sassi_loghi_regione_02
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Costa dei Trabocchi

L’Abruzzo è conosciuto soprattutto come regione dei parchi nazionali e come regione montuosa, per le sue vette che sono le più alte del sistema appenninico. L’Abruzzo però è anche una regione di mare, con chilometri di litorale ricchi di straordinari paesaggi, molto diversi tra di loro. In provincia di Chieti questo litorale diventa interessantissimo, con calette, promontori, scogliere alte e frastagliate, che lo rendono unico e paragonabile alle coste oceaniche del Portogallo o della Scozia. Questo tratto, che si estende da Ortona a San Salvo, comprendendo San Vito Chietino, Rocca San Giovanni, Fossacesia, Casalbordino e Vasto,  è noto come “Costa dei Trabocchi” e  assume il nome, appunto, dal trabocco, antica e tipica costruzione marinara, che è frequente incontrare sulla costa e ne è diventata il simbolo. I trabocchi sono strane  e complesse macchine da pesca, issate su palafitte e sorrette quasi miracolosamente da una ragnatela di cavi e assi. Non hanno una forma stabile, ma, nelle loro parti essenziali, consistono in piattaforme, composte da tavole e travi non completamente connesse, elevate su primitivi pilastri conficcati sul fondo del mare o su scogli, e congiunte alla vicina riva da esili passerelle. Dalle piattaforme si staccano le antenne, che sostengono le reti per mezzo di un complicato sistema di carrucole e funi. I trabocchi hanno un’architettura leggera, verrebbe voglia di dire aerea, ma solida, in grado di sopportare il peso della robusta rete da pesca e le sollecitazioni delle tempeste marine.  Non sono un elemento architettonico stabile, ma dinamico, in rapporto costante con le forze della natura, con cui le loro eteree strutture  interagiscono  continuamente, in quanto ad ogni mareggiata perdono pezzi più o meno importanti, e, dopo ogni tempesta, hanno bisogno di aggiustamenti e riparazioni. A ripararli pensano “i traboccanti”, depositari e custodi di un’antica e affascinante arte, apparentemente primitiva e improvvisata, ma in realtà evoluta quanto le più complesse tecniche ingegneristiche. I materiali adoperati sono i più vari e inizialmente erano legati alle disponibilità locali: l’olmo, l’abete e l’acacia erano i legni più usati, insieme alle corde di canapa. Oggi si adoperano molto anche i fili di ferro e le traversine delle ferrovia: l’importante è che tutti i materiali usati siano rigorosamente di riciclo. Nonostante la varietà dei legnami e dei materiali, comunque, i trabocchi risultano molto armonici ed eleganti nel complesso gioco di fili, corde e pali che si intrecciano tra loro, rendendoli simili  a “ragni colossali”, come dice il celebre poeta abruzzese Gabriele D’Annunzio. Molto del fascino che i trabocchi emanano, e che sta conquistando i turisti e i visitatori provenienti anche dall’estero, deriva soprattutto dai luoghi in cui sono posizionati. Nella maggior parte dei casi, infatti, i trabocchi sorgono lungo le sporgenze della costa, dove questa forma una punta sul mare, e dove dalla riva si diparte una fila di scogli che permette di raggiungere un punto avanzato sull’acqua, in modo da poter permettere la pesca su uno specchio profondo, dove possono essere sfruttate le correnti che fiancheggiano la costa.  Affascinante è anche la tecnica usata dai traboccanti per pescare: le ampie reti vengono calate a mare  con un argano girevole fissato nel centro della piattaforma. Di tanto in tanto, vengono rialzate un poco sul livello del mare. I pesci intrappolati, per lo più cefali, spigole, aguglie, e pesce azzurro in generale,  restano sospesi fuori dall’acqua, nel cavo della fittissima rete, guizzando in uno scintillio di luce, finchè non vengono tirati su con un guadino (la “volega”). Le origini dei trabocchi sono in parte  ancora oscure. Pare comunque certo che la loro costruzione risalga all’VIII sec. d.C., quando contadini-pastori, non esperti di flutti e di barche, intuirono però che potevano integrare il loro  raccolto agricolo, proiettandosi sul mare aperto con veri e proprio prolungamenti della terra, ovvero con palafitte piantate sugli scogli sottostanti. I primi traboccanti, dunque, non sarebbero stati pescatori, ma agricoltori che avevano capito che, raggiungendo con costruzioni artificiali posizioni avanzate sul mare, avrebbero potuto trarre dalle acque il sostentamento necessario, per integrare i magri frutti  offerti dalla coltivazione delle loro scomode e poco fertili terre costiere. Oggi, dopo un periodo di scarso utilizzo e di oblio, i trabocchi sono tornati al centro dell’attenzione,  anche grazie ad una legge della Regione Abruzzo, emanata nel 1994, che ne promuove il recupero, considerandoli importante patrimonio culturale e ambientale, vere e proprie opere d’arte da trasmettere ai posteri. Grazie a questa legge,  molti trabocchi, ormai in stato di degrado, sono stati recuperati e resi funzionanti, divenendo  il vero motivo di attrazione della costa su cui sorgono. La loro primitiva architettura, le vecchie reti, gli utensili di lavoro  raccontano storie di epoche  lontane ed emanano un fascino d’altri tempi, che accende l’immaginazione e stimola la curiosità di tutti coloro che al misterioso mondo dei trabocchi si accostano.
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Le Spiagge Mozzafiato della Costa dei Trabocchi Ortona – Punta Ferruccio, Ripari di Giobbe, Acquabella Il litorale di Ortona si estende per circa 20 km, è caratterizzato da un susseguirsi di spiagge ampie e sabbiose (Foro, Lido Riccio e Lido dei  Saraceni) che si alternano a calette nascoste, baie, scogliere e promontori a picco sul mare circoscritti da una ricca vegetazione mediterranea. Suggestivo il promontorio di Punta Ferruccio, qui la spiaggia ghiaiosa si snoda tra due cime rocciose immerse nell’acqua verde smeraldo. Segue in direzione sud, la spiaggia Ripari di Giobbe caratterizzata da un mare cristallino, da faraglioni di roccia e dall’alta e verde falesia di Ortona. Incontaminato e affascinante anche Punta dell’Acquabella, qui il colore del mare si confonde con l’azzurro turchese del cielo. Dalla sommità della falesia si raggiunge facilmente la spiaggia ghiaiosa dove l’acqua limpida mette in bella mostra i fondali di sabbia e ciottoli. San Vito Marina – Calata Turchino, Rocco Mancini, Valle Grotte San Vito Marina, con la sua costa frastagliata, sfoggia spiagge di rara bellezza, contraddistinte da ciottoli e sabbia e sovrastate da imponenti rupi di arenaria. Calata Turchino, così chiamata per il mare che quasi si confonde con le tonalità del cielo, è uno dei posti più suggestivi, complice anche la vicinanza dell’omonimo trabocco. Vale la pena visitare anche le calette di Rocco Mancini e Valle Grotte (condivisa con il vicino comune di Rocca San Giovanni), spiagge selvagge e ciottolose lambite da un mare cristallino e profondo già a un metro dalla riva. Rocca San Giovanni – La Foce E’ la spiaggia più grande nel territorio comunale di Rocca San Giovanni. Il bagnasciuga, in prevalenza ghiaioso, si estende per oltre seicento metri di lunghezza tra l’antico borgo di Vallevò e Punta Torre, dove sorge l’omonimo trabocco, ancora utilizzato per la pesca. Fossacesia – La Fuggitella Il litorale di Fossacesia si adagia sul piccolo “Golfo di Venere”, dominato dal colle su cui signoreggia l’Abbazia di San Giovanni in Venere. Le baie e le insenature che si susseguono lungo la costa, profumano di ginestra e finocchietto marino. La spiaggia della Fuggitella, incorniciata in una vegetazione ricca e selvaggia, si caratterizza per i suoi ciottoli bianchi misti a sabbia. Torino di Sangro – La Costa Verde Incontaminato scenario marino della Costa Verde, unica appena dopo la foce del fiume Sangro. Casalbordino – Lido di Casalbordino Qualità balneari indiscusse per il Lido di Casalbordino, ricco di infrastrutture ed incastonato in una natura selvaggia intatta. Vasto – San Nicola, Canale, Casarza, Mottagrossa, Punta Penna L’incantevole costa vastese vanta un territorio piacevolmente e naturalmente variegato. Il litorale presenta scenari di grande suggestione e un mare limpidissimo tra alte falesie, rocce, calette e lunghissime spiagge di sabbia finissima. All’interno di questa sorprendente varietà di ambienti intatti e per certi versi selvaggi, vivono specie botaniche rarissime. Partendo dalla costa nord, la Riserva di Punta Aderci, con un’estensione di circa 285 ettari, tutela il territorio compreso tra Punta Penna e la foce del fiume Sinello. Proprio qui sorge la bellissima spiaggia ciottolosa di Mottagrossa. Solitaria e incontaminata, è lambita da un’acqua nitida e cristallina. Spostandosi di poco c’è la vicina Punta Penna, con una superficie di circa 2 kmq offre una splendida e ampia spiaggia di soffice sabbia dorata. Dirigendosi verso sud, da Vignola e Canale fino a San Nicola, Casarza e Trave, si susseguono scorci di incomparabile bellezza: calette, rocce e ciottoli, una sequenza panoramica mozzafiato punteggiata da quelle “strane macchine da pesca simili a un ragno colossale”, i trabocchi. San Salvo – La marina di San Salvo e il Giardino Botanico Mediterraneo La spiaggia di San Salvo, lunga, ampia e sabbiosa, sorge a qualche chilometro dal centro cittadino. La battigia degrada dolcemente nel mare dai bassi fondali, e verso nord la spiaggia è caratterizzata dalla presenza delle dune costiere e da una fitta vegetazione spontanea, uno degli ultimi lembi dell’antico sistema dunale dell’Adriatico.
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Architetture militari: Ortona Castello Aragonese · Castelli di Vasto · Torri Montanare Lanciano · Casa De Marco Lanciano · Ortona Canadian War Cemetery · Sangro River War Cemetery Torino di Sangro Architetture religiose: Duomo di Vasto · Basilica di San Tommaso Apostolo, Ortona · Abbazia di San Giovanni in Venere, Fossacesia · Santuario della Madonna dei Miracoli, Casalbordino · Basilica della Madonna del Ponte, Chiesa di Santa Maria Maggiore e la Chiesa del Miracolo Eucaristico, Lanciano · Cattedrale di San Leucio · Cattedrale di San Giustino · Chiesa di Santa Maria Maggiore, Vasto  Architetture civili: Palazzi di Ortona, Palazzo Farnese, Palazzo Corvo · Fontana del Peticcio di Ortona · Palazzo D’Avalos, Vasto · Palazzi e ville di Lanciano, con il Palazzo Spaventa e il Palazzo Marcolongo  Riserve naturali: Riserva naturale controllata Lago di Serranella · Riserva naturale guidata Lecceta di Torino di Sangro · Riserva naturale guidata Punta Aderci · Riserva naturale guidata Bosco di Don Venanzio.

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